domenica 23 dicembre 2018

LA VITA DI CARTESIO

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Cartesio nacque nel 1596 a La Haye, nella regione francese della Touraine. Egli studiò nel collegio di La Flèche, nel 1616 si laureò a Poitiers in diritto canonico e civile. Nel 1618 si arruolò come volontario in uno dei due eserciti francesi stanziati a Breda, in Olanda. Tra il 1620 e il 1625 intraprese una serie di viaggi visitando anche l'Italia, per poi stabilirsi a Parigi dal 1625 al 1628. Dal 1629 si traferisce in Olanda dove vive per lungo tempo dedicandosi ai suoi studi. In questo periodo si sposò ed ebbe anche una figlia che morì precocemente; Renè Descartes ne rimase molto addolorato. Nel 1649, su invito della regina Cristina, Cartesio si stabilì in Svezia, a Stoccolma, dove morì di polmonite nel febbraio del 1650.
Tra le opere principali di Cartesio ricordiamo ''Regole per la guida dell'intelligenza'', composte verosimilmente nel 1628 m pubblicate nel 1701; ''Il discorso sul metodo'' fu pubblicato in anonimo a Leida nel 1637; in realtà fu un'introduzione di carattere autobiografico e metodologico a tre saggi scientifici ''Diottrica, Meteore e Geometria''.
Altre opere furono ''Le meditazioni sulla filosofia prima'' (1641), ''I principi di filosofia'' (1644) e ''Le passioni dell'anima'' (1649).


GIORDANO BRUNO

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Giordano Bruno, filosofo del '600, fu l'artefice della concezione moderna dell'infinito.
Egli affermò che l'universo è uno spazio infinito costituito da infiniti mondi.
Secondo tale Dio si identifica come causa e principio primo infinito. Da quest'ultimo non può che derivare un effetto infinito, ovvero un cosmo che abbia le caratteristiche dell'infinità.
Dio però è ''la mente insita di tutte le cose'', il principio razionale immanente nel mondo. 
In questo senso è ''anima del cosmo'' che contiene tutte le idee e che dall'interno plasma la materia. La materia si identifica come massa corporea del mondo.
Forma e materia, idee e cose, risultano come sostanze uniche cioè aspetti dell'unica sostanza universale infinita. Questa visione viene identificata come panteista, cioè significa che Dio coincide con la natura.
L'universo, così inteso, è un grande essere animato di cui gli enti, compresi gli uomini, non sono che singole manifestazioni in cui ogni cosa è inserita in ordine gerarchico e collegata a tutte le altre.
L'uomo, in quanto partecipe dell'ordine dell'universo, può impadronirsi delle sue leggi e conquistare i segreti.



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Per Giordano Bruno, lo spazio non solo è infinito, ma contiene infiniti mondi. In tale universo tutto è centro e periferia al tempo stesso e ogni stella può essere un sole al centro di altri universi. Questo ventaglio di idee venne esposto nell'opera ''La dotta ignoranza di Cusano''.

Inoltre egli affermò che il cosmo non può essere chiuso entro i confini e non vi sono ''fini, termini, margini, muraglia''. Invece, l'essere è ''totalmente ripieno di se stesso'' e l'infinito non può essere delimitato da nulla.
Questa concezione dell'universo ha una conseguenza significativa: la terra e l'uomo sembrano non occupare più quel posto privilegiato (al centro del creato); nella visione del filosofo altri mondi abitati e altre civiltà sono legittimamente ipotizzabili. Queste tesi per l'epoca, sono estremamente rivoluzionarie in quanto mettono a repentaglio l'intera visione del mondo.
Nell'ambito della generale rivalutazione della natura, la celebrazione dell'uomo, essere naturale divino, è partecipa del processo creativo di Dio.
Bruno esalta l'uomo che dagli dei ha ricevuto in dono la capacità di contemplare e trasformare il mondo; tutto ciò fu affermato nelle pagine di ''Lo spaccio della bestia trionfante''.
L'uomo è differenziato dagli altri animali in quanto padroneggia il possesso dell'intelletto e delle mani. In tale prospettiva la capacità pratica e quella intellettiva non sono in contraddizione, ma risultano entrambe fondamentali per la comprensione e la trasformazione delle cose, in vista del progresso tecnico e scientifico.
Di concerto registriamo una novità rispetto al primo umanesimo: con il filosofo rivoluzionario la dignità dell'uomo non è affidata soltanto alla forza dell'intelligenza, ma anche al lavoro manuale che costituisce la causa ultima, grazie alla quale l'uomo si è allontanato dalla condizione bestiale per avvicinarsi a quella divina.
Nell'opera ''Degli eroici furori'', pubblicata nel 1585, il filosofo riprende il tema platonico dell'éros, immaginando che l'uomo, insoddisfatto dell'amore carnale, si innalzi all'amore totale della natura.
L'uomo, che si lascia prendere dall'eroico furore, cioè dall'ardente desiderio della conoscenza, si sottrae ai desideri bassi e volgari (''i bassi furori''), si dedica alla ricerca del suo soggetto infinito.
La natura, alla fine diviene oggetto. In altre parole l'essere umano giunge ad identificarsi con il processo cosmico.
Il filosofo seicentesco celebra la natura come il vertice della conoscenza e dell'amore umano, ma anche come impulso vitale.



mercoledì 17 ottobre 2018

LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA DI GALILEI E BACONE

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Tra il Cinquecento e gli inizi del Settecento, in Europa ci fu un rapido progresso delle scienze, che determina l'elaborazione di un nuovo metodo basato sull'osservazione dei fenomeni. Tale evento è indicato con l'espressione ''RIVOLUZIONE SCIENTIFICA''.
I suoi protagonisti più importanti furono Copernico, Brahe, Keplero, Galilei, Bacone, Cartesio e Isaac Newton.
L'Europa del nord, a quei tempi, era in via di sviluppo per i traffici e il commercio.
In alcune città italiane come Pisa, Venezia, Napoli e Padova si imprime un forte impulso alla trasformazione dei quadri concettuali del sapere tradizionale.
Nell'Università di Padova, in cui insegnano Copernico e Galilei, si apprendono le tecniche di dissezione.

Ciò che distingue la scienza moderna da quella degli antichi si basa su due elementi:
  1. l'osservazione dei fenomeni naturali
  2. l'applicazione del calcolo matematico
Il primo aspetto che va sottolineato è lo sviluppo della tecnica.
L'invenzione del telescopio, ad esempio, permette per la prima volta di scrutare il cielo, apportando un contributo grande alla conoscenza dell'astronomia.
Il secondo aspetto importante è che la scienza acquista un elevato grado di esattezza, diventando una ''scienza quantitativa'', mentre in precedenza aveva un carattere ''qualitativo''.
La vecchia scienza aristotelica si concentrava sulla qualità dei fenomeni naturali. Ad esempio analizzava il movimento di una pietra che cadeva da una montagna; il ricercatore aristotelico s'interrogava sull'essenza di quella pietra.

MONTAIGNE

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Montaigne afferma che l'uomo è un essere incostante e debole che possiede una natura incompleta e mancante, quindi non può essere considerato il fine dell'universo.

Egli, inoltre, critica l'antropocentrismo, in quanto afferma che l'uomo, senza l'aiuto divino, sprovvisto di armi e del soccorso esterno, non potrebbe sopravvivere a lungo alle difficoltà della vita.

Montaigne sostiene inoltre il relativismo sociale, secondo cui l'uomo europeo non è superiore agli altri popoli, e occorre rispettare gli altri popoli. Egli osserva i popoli dell'America, e afferma che non sono assolutamente barbari o selvaggi, a meno che non si voglia definire ''barbarie'' ciò che non sono i nostri usi. Inoltre sottolinea il fatto che essi sono ''selvaggi'' quanto lo sono i frutti che la natura produce spontaneamente, senza lo zampino dell'uomo. E' sbagliato considerare un frutto coltivato dall'uomo migliore rispetto a quello prodotto spontaneamente dalla natura in persona, anzi, egli sostiene essere migliore il frutto cresciuto senza l'aiuto dell'uomo.

Dallo studio della storia, Montaigne ricava una lezione di scetticismo: non c'è alcuna opinione che si possa definire superiore ad un'altra. Fin da piccoli siamo abituati a condividere certe opinioni, escludendone altre: man mano che cresciamo consolidiamo tali convinzioni, arrivando a considerarle frutto di ragione, anziché di abitudine, e giudicando irrazionale tutto ciò che è differente da esse.
Non esistono criteri oggettivi della ragione.

L'analisi dell'uomo che ha condotto Montaigne fin qui, ha dimostrato un ''io debole e incerto''.
Egli sostiene una posizione di epicureismo moderato, secondo cui occorre ricercare la salute e l'equilibrio psicofisico, le quali si ottengono con la moderazione e il rifiuto degli estremismi. Per questo è opportuno che l'uomo coltivi la filosofia che ci distanzia dalle cose terrene e ci insegna a controllare la paura.


martedì 2 ottobre 2018

CAMPANELLA

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L'ESALTAZIONE DELLA SCIENZA E DELLA TECNICA

Al pensiero di Telesio si ispira Campanella, frate domenicano nato in Calabria, accusato di eresia per l'adesione al naturalismo e al sensismo del filosofo cosentino, fu processato dall'Inquisizione. Trascorse molti anni in carcere.
L'aspetto della sua filosofia è la rivalutazione della natura.
Egli sosteneva l'universale animazione di tutte le cose del mondo. Ovvero che tutte le cose, al pari degli animali e degli uomini, sono dotate di sensibilità, proprio come credeva Telesio.
L'esperienza sensibile è per il filosofo il fulcro dell'attività conoscitiva: i sensi garantiscono una conoscenza certa.
Il fondamento di una natura intesa come totalità organica è Dio, il quale governa il mondo attraverso i tre principi fondamentai dell'essere:
  1. la potenza, che rende ogni cosa come dev'essere
  2. la sapienza, da cui deriva l'armonia che regge il mondo
  3. l'amore, che indirizza ogni cosa verso il suo fine supremo
L'opera più nota di Campanella è La città del sole. 
In questo testo egli propone un modello ideale di società, che egli si illuse di poter realizzare: organizzò in Calabria, suo luogo di nascita, una congiura contro gli Spagnoli che occupavano il Regno di Napoli. L'opera si svolge come un dialogo tra un nobile e un navigatore genovese: egli racconta la storia di una città che ha potuto visitare, città in cui la famiglia è abolita, la proprietà privata e la schiavitù anche, e il lavoro considerato un grande valore. In tale società il potere è affidato ad un sommo sacerdote e a tre ministri, personificazioni della potenza, della sapienza, dell'amore, del controllo dell'attività bellica, delle scienze, delle arti, della salute e della riproduzione.
Egli riserva grande attenzione alla formazione dei ragazzi, sottolineando la necessità di un'istruzione basata sull'osservazione diretta delle cose.



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TELESIO


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IL NUOVO SGUARDO SULLA NATURA

Un aspetto importante della civiltà rinascimentale è il nuovo modo di guardare la natura. Essa comincia ad essere guardata ed esplorata con l'occhio di uno scienziato che osserva, analizza, presenta ipotesi e spiegazioni.
Tale concezione possiamo trovarla in un'opera di Telesio, intitolata La natura secondo i propri principi (De rerum natura). In essa l'autore afferma che l'uomo non deve imporre schemi alla natura, ma deve scoprire le leggi specifiche che sono conosciute. Queste leggi si identificano con l'azione di due forze contrastanti: il caldo, principio di movimento, e il freddo, principio di immobilità, le quali nell'universo si applicano alla materia. Per Telesio le forze e la materia non possono essere mai separate: le prime agiscono producendo effetti, la seconda non esiste. La sostanza è data dall'unione di forza e materia.


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Secondo Telesio, gli scienziati non hanno osservato bene come le cose si verificano realmente.
L'accusa rivolta alla scienza del passato è quindi di essere incurante dell'autentica realtà del mondo fisico.
Telesio invita l'intellettuale ad indagare il mondo e le sue singole parti.



IL LEGAME TRA MAGIA E INDAGINE NATURALISTICA

Secondo Telesio anche gli oggetti materiali hanno una forma, di sensibilità, cioè possono percepire la modificazione del loro stato provocata dal contatto con gli altri corpi. 
Tutti gli esseri sono dotati della stessa facoltà del sentire.
Tale visione viene collegata al panpsichismo (ogni cosa è dotata di anima) e all'ilozoismo (tutta la materia è animata), e ricollega quello che affermava Telesio sull'analogia tra la natura e l'uomo.
In questa fase, il legame tra scienza e magia è molto stretto: entrambe cercano di comprendere la natura per trasformarla a beneficio dell'uomo.



mercoledì 19 settembre 2018

UMANESIMO E RINASCIMENTO




L'età moderna ebbe inizio nel Quattrocento, precisamente nel 1492, anno della scoperta dell'America.


L'UMANESIMO

L'Umanesimo ha origine nel Quattrocento nelle città italiane, soprattutto a Firenze.
Durante questo periodo, l'uomo si trovava al centro del mondo.
Esso si orienta verso le humanae litterae, ovvero verso lo studio attento e accurato delle opere degli autori classici.

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IL RINASCIMENTO

Il Rinascimento si diffonde nel Cinquecento in Italia e in tutta Europa (Francia, Germania, Paesi Bassi).
Nel Cinquecento l'uomo si ampliò: dall'arte alla filosofia, dalla ricerca sulla natura alle nuove tecniche.
Durante questo periodo ci fu un rinnovamento in tutti i campi: artistici, religiosi, filosofici...
Ci fu inoltre un ritorno al principio: agli antichi e al cristianesimo originario.
Inoltre si ingaggiò una nuova attenzione per la natura.


Nell'Umanesimo e nel Rinascimento  l'uomo si trova al centro del cosmo: questa centralità va a sostituire il ruolo che, nel Medioevo, aveva sostituito Dio.



l'approccio filologico alla cultura classica...

Gli umanisti mirano a ripristinare il testo nella sua forma originale.
Durante l'Umanesimo si scoprono numerosi casi di ''falsi''.
L'umanista Lorenzo Valla dimostra la falsa autenticità dell'importantissimo documento ''Donazione di Costantino'', atto con cui Costantino avrebbe concesso a papa Silvestro la giurisdizione politica su Roma, l'Italia e l'intero Impero romano d'Occidente.



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la filologia...

Con l'Umanesimo, la filologia (studio e ricostruzione di testi antichi) divenne una scienza vera e propria.
Grazie ad essa si diffonde la lingua greca e quella latina in tutta Europa.
La diffusione del latino viene a costruire la stampa a caratteri mobili.



Martin Lutero adottò il principio del ''libero esame'': novantacinque tesi affisse sul, portale della chiesa di Wittenberg (ottobre 1517).
Questo principio sosteneva che ogni fedele si doveva rapportare direttamente al testo sacro.
Il ruolo della Chiesa venne messo in discussione da Lutero, il quale negava il suo valore di mediatrice tra uomo e Dio: ogni credente è in grado di cogliere la verità contenuta nelle scritture direttamente, senza il bisogno dell'interpretazione del sacerdote.



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