lunedì 20 maggio 2019

HUME

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Hume sostiene che la fonte della conoscenza sono le percezioni che si distinguono in impressioni, ovvero percezioni immediate e vivide, e idee, ovvero immagini illanguidite delle impressioni.


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Per il filosofo la memoria e l'immaginazione consentono di conservare le impressioni e collegare le idee; tuttavia la mente non è totalmente libera perché procede secondo il principio di associazione, il quale opera in base a 3 criteri:
  1. somiglianza
  2. contiguità
  3. causalità

Secondo lui le idee complesse garantiscono
  • una conoscenza certa quando derivano da pure relazioni di idee
  • una conoscenza probabile quando derivano da relazioni tra dati di fatto
...le quali implicano il principio di causalità che deriva da una tendenza soggettiva a cogliere una connessione necessaria tra due eventi successivi e contigui.

La fiducia nella regolarità dei fenomeni è frutto di un'abitudine, da cui deriva la credenza, utile per guidare la condotta umana ma priva di certezza assoluta.

L'etica si fonda sui criteri empirici e sul senso morale, infatti bisogna tenere distinti il piano dell'essere e quello del dover essere.


martedì 2 aprile 2019

LOCKE

Risultato immagine per lockeLocke afferma che le idee non sono innate ma derivano dall'esperienza, in particolar modo dall'esperienza esterna provengono le idee di sensazione, mentre da quella interna provengono le idee di riflessione.
La mente umana è priva di contenuti (come un foglio bianco) e acquisisce gradualmente le conoscenze con il progredire delle esperienze.

Locke distingue le idee semplici da quelle complesse.
Le idee semplici (di sensazione o di riflessione) derivano dalle esperienze elementari e sono dotate di certezza.
Le idee complesse provengono invece dall'elaborazione delle idee semplici e si distinguono in:
  • idee di modi, non sussistono di per sé ma sempre in relazione ad una sostanza
  • idee di sostanze, sono riferite a qualcosa di esistente in sé che funge da sostrato
  • idee di relazioni, derivano dal rapporto istituito tra idee semplici


Egli afferma inoltre che la conoscenza è circoscritta alle certezze sensibili (esterne o interiori) ed è probabile, quindi sufficiente a orientarsi nel mondo ma non assoluta.
Le uniche due certezze non sensibili sono quelle dell'io e di Dio.




TRE CONCETTI A CONFRONTO: SPINOZA, HOBBES E LOCKE

La concezione dello stato di natura e del contratto sociale

Spinoza afferma che nello stato di natura gli uomini hanno diritto illimitato su ogni cosa e possono farsi valere in base alla maggiore o minore ''potenza''.
Per garantire la propria sopravvivenza gli individui devono unirsi in una comunità politica in cui è accresciuta la potenza di vita.

Hobbes afferma che nello stato di natura vige il diritto di tutti su tutto, il quale determina uno stato di ''guerra di tutti contro tutti''.
Per evitare il conflitto e il rischio di estinzione gli uomini devono stipulare un patto di unione con cui rinunciano al proprio diritto naturale. Tale accordo coincide con un patto di sottomissione (contratto fra cittadini), con cui si cede ogni potere ad un sovrano assoluto.

Locke afferma che nello stato di natura vige il diritto di tutti su tutto ma regolato da una legge di natura di tipo razionale che impone di non danneggiare gli altri.
Per garantire il diritto gli uomini stipulano un patto di unione con cui si costituisce una società civile. Tale accordo è ben distinto dal patto di sottomissione (contratto fra cittadini e sovrano), con cui si affida ad un governo il compito di salvaguardare i diritti inalienabili degli individui.


Per Locke occorre tenere distinti l'ambito politico, finalizzato a fare le leggi e a farle rispettare (in esso vale il principio della tolleranza religiosa fondato sul fatto che nessuna religione è superiore alle altre e la fede non può essere imposta con la forza) dall'ambito religioso, finalizzato a soddisfare i bisogni spirituali per cui la Chiesa è una società libera e volontaria.

LEIBNIZ

DUE CONCETTI A CONFRONTO: CARTESIO E LEIBNIZ
Il rapporto tra anima e corpo

Cartesio ritiene che il punto di contatto tra anima e corpo sia nella ghiandola pineale.
Leibniz ritiene che Dio abbia creato le monadi in modo che risultino perfettamente in sintonia secondo un'armonia prestabilita.
Per Cartesio anima e corpo interagiscono in modo meccanico.
Per Leibniz anima e corpo sono monadi distinte ma coordinate le une con le altre all'atto della creazione.


Leibniz afferma che il nostro è il migliore dei mondi possibili, infatti Dio ha scelto il meglio secondo ragione tra infinite possibilità.
La libertà divina coincide con la razionalità.








Egli sostiene una concezione dinamica della realtà, in cui a fondamento della realtà meccanicistica vi è una dimensione sostanziale metafisica: la forza viva, l'essenza delle sostanze individuali.

Risultato immagine per leibnizEgli afferma inoltre che nel mondo vi sono infinite sostanze individuali: le monadi. Esse sono centri di forza semplici, immateriali e privi di estensione. Sono inoltre entità complete e autosufficienti, dotate di capacità rappresentativa.
Vi sono tre tipologie di monadi:
  1. quelle del tutto prive di coscienza
  2. gli animali
  3. gli spinti superiori
Esse sono create da Dio, la monade suprema, il quale pone tra le monadi un'armonia prestabilita, grazie a cui vi è accordo perfetto tra gli eventi che accadono in ciascuna di esse e quelli che accadono nelle altre.



Leibniz elabora un metodo logico per matematizzare il pensiero, cioè per ridurre le operazioni mentali ad un calcolo.
Egli trova una distinzione tra la verità di ragione, le verità necessarie in cui il predicato è implicito nel soggetto da cui può essere dedotto con necessità, riguardanti il mondo della logica e si fondano sui principi di identità e non contraddizione, e la verità di fatto, le verità contingenti in cui i predicati non possono essere dedotti dal soggetto e il cui contrario è sempre possibile, riguardanti il mondo reale e si fondano sul principio di ragion sufficiente.

Leibniz intende giustificare l'ordine del mondo e la giustizia divina attraverso una visione metafisica ottimistica. Egli afferma inoltre che il nostro è il migliore dei mondi possibili nonostante la presenza in esso del male.


Leibniz nei Saggi di teodicea affronta un interrogativo fondamentale:

''Perché Dio, che è causa di tutto, pur essendo onnisciente e onnipotente ha creato il male?''

Egli risponde in questo modo:
  • Dio non poteva creare un mondo perfetto, perché questo sarebbe stato identico a lui. Pertanto nel mondo esiste il male anche se non è predominante sul bene.
  • Il male coincide con la mancanza di essere e di bene e può essere di tre tipi: il male metafisico, il male fisico e il male morale (peccato).

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Egli afferma che la volontà divina si distingue in volontà antecedente: Dio, in termini assoluti, tende unicamente al bene e volontà conseguente: Dio, tenendo conto delle condizioni di realizzazione del bene, tende al meglio possibile.
Dio permette il male in vista del bene.
Ad esempio permette il peccato avendo scelto come bene maggiore di dotare l'uomo di ragione e libertà.



SPINOZA








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Assieme a Cartesio, assume come modello scientifico il metodo matematico e geometrico.
Egli afferma l'unicità della sostanza divina, di cui pensiero ed estensione sono due attributi. Inoltre ammette un'unica sostanza increata, eterna e infinita: Dio. Dio coincide con l'ordine geometrico, necessario e razionale dell'universo.

Per Spinoza la sostanza sul piano ontologico è ''ciò che è in sè'', ovvero che per esistere non ha bisogno di altro.
La sostanza sul piano gnoseologico, invece, è ''ciò che si concepisce per sè'', ovvero che il suo concetto non ha bisogno di altri concetti per essere inteso.
La sostanza si identifica con Dio: è increata, eterna, infinita, unica e indivisibile. Essa coincide con il ''tutto''.

Secondo Spinoza esistono tre gradi di conoscenza:
  • La percezione sensibile (immaginazione), la quale offre rappresentazioni parziali e confuse
  • La ragione, che offre idee chiare e distinte e stabilisce il nesso tra le cause e gli effetti
  • L'intuizione, che coincide con l'amore intellettuale di Dio
Quest'ultimo consente di intuire la suprema unità dell'universo e la struttura della sostanza divina, la quale si articola in attributi, le qualità essenziali della sostanza (pensiero ed estensione), e i modi, le concretizzazioni particolari degli attributi (idee e corpi).

Spinoza sostiene che le passioni e le azioni umane vanno comprese, non condannate o giudicate e devono essere analizzate con metodo geometrico, in quanto sottostanno alle medesime leggi di natura che regolano tutti i fenomeni dell'universo.
In tale prospettiva emerge che l'essenza dell'uomo è il desiderio, ossia lo sforzo di autoconservazione con cui tende a preservare il proprio essere.

Secondo lui l'uomo è condizionato dalla sua natura, tuttavia esso può agire in maniera passiva subendo la schiavitù delle passioni, oppure in maniera attiva assumendo consapevolmente la direzione del proprio essere.
La vera libertà consiste nel controllare le passioni scegliendo quelle davvero vantaggiose.
Esistono due tipologie di passioni:
  1. Gli affetti primari positivi (letizia)
  2. Gli affetti primari negativi (tristezza)
Per conseguire la felicità bisogna conoscere e favorire gli affetti positivi ostacolando quelli negativi.


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Secondo Spinoza lo Stato e la comunità politica sono condizioni di realizzazione dell'individuo.
La ricerca dell'utile è favorita dalla cooperazione sociale, tuttavia lo Stato deve rispettare i diritti naturali degli individui, ossia la libertà di attività nella sfera privata e la libertà di pensiero ed espressione.
Il fine dello Stato è la libertà.


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sabato 9 febbraio 2019

HOBBES E LO STATO ASSOLUTO




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LA PROSPETTIVA MATERIALISTICA

Hobbes elabora una visione materialistica dell'universo in generale e dell'uomo.
Secondo lui i corpi sono l'unica realtà e il movimento è l'unico principio di spiegazione dei fenomeni naturali.
Da questo punto di vista anche l'attività mentale è ricondotta alla sensazione e al movimento: da questi due fattori derivano le immagini delle cose a cui vengono attribuiti dei nomi che vengono a loro volta connessi nei ragionamenti che fa l'uomo.
Dalle immagini degli oggetti deriva l'immaginazione, che non è nulla di immateriale, in quanto si occupa di connettere le sensazioni.
Collegando il concetto di ''corpo'' con quello ''animato'' e ''razionale'' otteniamo il concetto di ''uomo''; sottraendo ad esso il concetto ''razionale'' otteniamo quello ''animale''.
L'intelletto, per Hobbes, ha una funzione di computazione, in quanto collega i nomi attribuiti alle immagini delle cose grazie al linguaggio, il quale, a sua volta, svolge il duplice compito di memorizzazione e comunicazione.
Il linguaggio consente inoltre alla ragione di operare la generalizzazione necessaria alla costruzione della scienza.
E' grazie al linguaggio che possiamo esprimere il nostro pensiero.
Esso serve a far comprendere agli altri le cose che pensiamo e le connessioni che abbiamo stabilito tra esse.
Nella prospettiva materialistica hobbesiana anche i concetti di bene e di male sono conducibili alla corporeità, identificandosi con ciò che favorisce o danneggia la conservazione fisica dell'uomo.
La libertà, poi, si riduce alla ''libertà di fare ciò che la volontà ha deciso'', e non è mai ''libertà di volere'', essendo la volontà necessitata.


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LA TEORIA DELL'ASSOLUTISMO POLITICO

Le condizioni di benessere, per Hobbes, risiedono nella costituzione di un potere assoluto in grado di regolare e disciplinare gli istinti negativi dell'uomo, caratterizzati per natura di tendenze aggressive ed egoistiche.
Coerentemente con la visione materialistica Hobbes individua alcuni istinti fondamentali, come quello dell'autoconservazione, che spinge gli esseri umani ad agire sempre in vista del proprio utile. anche andando contro gli altri.
E' per questo che nello stato di natura (condizione che precede la formazione delle istituzioni e degli ordinamenti giuridici) regna la ''guerra di tutti contro tutti''. Si tratta di una situazione di massima libertà, ma anche di estrema insicurezza, in cui è messa a repentaglio la vita degli individui: ognuno ha un diritto illimitato sulle cose e non esita di certo ad usare la violenza per ottenerle o difenderle.
L'unica soluzione per uscire da questa situazione misera è seguire la via a noi indicata dalla ragione, la quale prescrive alcune leggi naturali fondamentali. Secondo tali indicazioni è razionale e opportuno che gli uomini sacrifichino i propri diritti naturali e costituiscano una società civile e politica.
A tal fine essi devono stabilire un patto di unione con cui le loro volontà convergono verso un medesimo obbiettivo, ossia la sopravvivenza collettiva; e un patto di sottomissione, grazie al quale cedono i propri diritti e poteri ad un uomo o ad un'assemblea di uomini, in grado di ridurre i diversi voleri ad una sola volontà.
Si tratta di un qualcosa di più di un semplice accordo.
Lo Stato (o Leviatano) che ne deriva ha un potere assoluto: esso deve emanare le leggi e farle rispettare punendo severamente chi le trasgredisce, ma non è obbligato ad obbedirvi a sua volta, essendo il patto stipulato dai sudditi tra loro e non con il sovrano. Esso ha inoltre il pieno controllo sulle azioni e opinioni di tutti e stabilisce i criteri del bene e del male.
Tuttavia, lo Stato ha anche dei limiti, in quanto non può emanare ordini che mettano a repentaglio la vita o l'incolumità fisica dei sudditi (sarebbe contrario al suo scopo di tutela della loro sicurezza), e deve lasciare un margine di libertà agli individui nella loro sfera privata.


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La preferenza del filosofo è per la monarchia, per motivi di carattere pratico che egli sostiene con validi argomenti: non c'è motivo di pensare che il re agisca per i propri interessi a scapito di quello pubblico; il re può prendere le sue decisioni in totale segretezza, mentre nei gruppi più numerosi le informazioni più importanti possono raggiungere il popolo creando dissensi dannosi al bene comune.
Per quanto riguarda la religione, Hobbes ritiene che il sovrano debba assumere anche la suprema autorità religiosa perché, una volta riconosciuto il suo potere assoluto, non si può ammettere un'altra autorità indipendente che ne contrasti il dominio.

martedì 25 dicembre 2018

IL DUALISMO CARTESIANO

Per Cartesio le verità scientifiche possono ingannarci. Così afferma di avere un dubbio iperbolico, cioè totale e completo; ma non può dubitare di sè stesso che sta dubitando. Io sono la prima verità ''io che sto dubitando sarò pure qualcosa''. Penso dunque di esistere ''cogito ergo sum''.
Il 'Cogito'' non è un ragionamento di tipo sillogistico; è un'intuizione che balza immediatamente agli occhi del soggetto quando questo dubita di ogni verità. 


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La certezza a cui giunge Cartesio è che ''io esisto'', ma come ''cosa'' pensante. 
Resta da dimostrare l'esistenza di me come corpo, delle cose fuori di me. Lo dimostra partendo dall'unica verità trovata: essere una ''cosa pensante'' (=res cogitans).
Nella mia mente trovo delle idee che si possono raggruppare in tre tipi:
  1. idee fattizie
  2. idee avvertizie
  3. idee innate
Il filosofo le mette tutte in dubbio per dimostrare l'esistenza di me come corpo.
Le idee fattizie sono costruite da noi stessi, come ad esempio l'idea del cavallo alato o delle sirene; non servono a garantire il mondo.
Le idee avvertizie, che ci provengono dall'esterno, possono essere illusorie, frutto del genio maligno.
Le idee innate, che non possono derivare dall'esterno o da una mia creazione, cioè che sono già dentro di noi. Come idee innate troviamo l'idea di Dio, sia esterna che interna.


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Qual'è la causa di quest'idea visto che si trova già dentro di noi? Chi ha messo dentro di noi l'idea di Dio? 
Cartesio ipotizza l'io, ma quando parliamo di cause ed effetto, ogni causa deve essere adeguata all'effetto che produce; una causa minore, inferiore, non può produrre un effetto più grande di lei. Ipotizza che possa essere stato qualcos altro (suora, prete, madre), ma non può essere un altro uomo per lo stesso principio di prima.
Se fossi io (imperfetto, limitato, mortale, ecc) ad aver prodotto l'dea di Dio nella mia mente ci sarebbe una causa inferiore che produce qualche cosa di più grande di lei. E' impossibile che sia io ad aver prodotto l'idea di Dio.
Bisogna quindi trovare una causa adeguata all'idea di Dio, causa grande tanto quanto (oppure maggiore) rispetto all'idea di Dio.
Qua'è l'unica causa possibile per l'idea di Dio nella mia mente?
L'unica causa possibile è solo Dio; egli è la causa adeguata che ha posto l'idea di sè stesso nella mia mente. 
In conclusione Dio esiste. Tutto ciò viene affermato nel primo argomento. Nel secondo argomento, che completa il primo, afferma che se per assurdo fossi stato io a creare l'idea di Dio, perchè non darmi anche tutte le sue perfezioni?
Poichè io non sono perfetto quanto Dio, non posso essere causa della sua idea di me. Dio esiste.
Nel terzo argomento  cita la prova ontologica di Sant'Anselmo, Dio è essere perfetto e se è perfetto no può mancargli nulla, neppure l'esistenza. Dio esiste necessariamente poichè esiste ed è infinitamente buono, egli mi ha creato con gli strumenti per cogliere la realtà (sensi e intelletto) e ha creato anche la realtà.
Dio è ''garanzia'' dell'esistenza nel mondo, ma non può venire dall'intelletto. Però ci può essere un errore: l'errore però non può venire dall'intelletto. Esso deriva dalla fretta che abbiamo nel giudicare le cose: esso viene dalla volontà. Per evitare l'errore è necessario dichiarare vero solo ciò di cui siamo certamente sicuri, ciò che è evidente. 
Tutto ciò che si estende in uno spazio; il mondo esterno è ''res extensa''. Esso rappresenta una realtà autonoma ed è dotato di una natura del tutto differente rispetto all'anima.
Per Cartesio la conoscenza dipende dall'intelletto; con il ''cogito'' fonda la propria esistenza e l'esistenza del mondo. Essa appartiene alla posizione filosofica del razionalismo.
Sono filosofi razionalisti Cartesio, Spinozza, Leibniz.
Secondo questa posizione del 1600 è la mente che fonda la conoscenza.

Il dualismo cartesiano afferma che il puro pensiero è del tutto indipendente dai processi fisiologici: quanto il nostro corpo muore, l'anima non viene lesa, ma rimane in vita come lo era anche prima della nostra nascita.
Cartesio definisce ''automatici'' i movimenti che il nostro corpo può compiere senza l'intervento della volontà.
Secondo lui gli animali costituiscono il chiaro esempio di esseri viventi automatici: bete-machine (bestia-macchina). Invece gli uomini esprimono il proprio pensiero in modo chiaro e preciso.
Gli animali sono molto simili alle macchine, mentre noi uomini siamo liberi.

IL METODO DI CARTESIO

Cartesio, uscito dal collegio afferma che si trova sperso tra tanti dubbi ed errori; inoltre pensa di aver accresciuto non il sapere ma l'ignoranza.
Egli comprende che il sapere conosciuto serva ad imparare verità già dimostrate, ma non a trovarne di nuove. E' così necessario dare un nuovo fondamento al sapere.
Ribadisce che gli piacevano le matematiche per la certezza e l'evidenza delle loro ragioni.
S interroga su: ''Perchè mi trovo così sperso tra dubbi ed errori? Perchè non è possibile costruire altri saperi su questi fondamenti?''. Conclude così che tutto il sapere proposto al collegio, serve per imparare verità già scoperte, ma non permette di trovarne di nuove. Così bisogna ricercare un nuovo metodo per trovare i fondamenti del sapere. 
La parola ''metodo''significa modo, sistema per guidare l'intelligenza; deriva dal greco ''meta'', cioè oltre, dopo e ''hodos'', cioè strada, via.
Nel conclusione questa è la strada, tappe, regole per procedere verso la verità senza cadere in errore.

Le quattro regole del metodo di Cartesio sono enunciate nell'opera ''Discorso del metodo''.
Esse sono disposte in successione e hanno un nome.

  1. la prima regola è quella dell'evidenza; essa afferma che bisogna prendere come vero solo ciò che risulti tale con evidenza; bisogna prendere come verità solo ciò che immediatamente ci appare come vero, cioè chiaro e distinto. La parola chiarezza significa che la verità non deve essere confusa, si giustifichi da sè, sia limpida e lineare, balzi subito agli occhi. Come distinta Cartesio intende ben definita in sè stessa, riconoscibile, distinguibile, che non si confonda. L'evidenza si può ritrovare in modo chiaro e distinto con l'esempio seguente: ''il mal di denti''. L'atto con cui si coglie questa verità è l'intuizione; con essa comprendiamo subito qualcosa, non è un ragionamento fatto di passaggi logici, ma significa cogliere una verità immediata, trasparente, che balza subito agli occhi.
  2. la seconda regola è quella dell'analisi, la quale prescrive di dividere ogni problema nelle sue parti elementari: risolte individualmente, esse rendono più facile la soluzione del problema stesso.
  3. la terza regola della sintesi prescrive di procedere nella conoscenza passando dagli oggetti più semplici a quelli più complessi, attraverso grandi successivi.
  4. la quarta regola dell'enumerazione o revisione prescrive di fare sempre enumerazioni complete e revisioni generali, così da essere sicuri di non omettere nulla.

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QUALI VERITA' HANNO I CARATTERI DI EVIDENZA, CHIAREZZA E DISTINZIONE?
Per trovare una verità evidente, cioè chiara e distinta, è necessario prendere tutte le verità che si presentano all'uomo e metterle alla prova, dubitarle.
Questo metodo del dubbio viene chiamato ''dubbio metodico''.
Esso è un dubbio che non ha lo scopo di distruggere tutto, ma che serve per trovare la verità.
Ogni verità che ottiene l'uomo deriva dai sensi, dall'intelletto e dalla scienza.
La verità sensibili sono ottenute attraverso la conoscenza dei sensi.
Qualche volta i sensi però ci possono ingannare, altre volte invece ci indicano la verità; ma poichè i sensi a volte ingannano, come si può fidarsi di loro?
Inoltre c'è un ambito particolare di massimo inganno dei sensi: il sogno.
Le verità sensibili non sono certe.
La veritè intellettive, sono ottenute attraverso il ragionamento. 
Cartesio afferma che anche un ragionamento può essere errato; se ad esempio partiamo da una premessa sbagliata o se ci si smarrisce nei passaggi logici. Conclude dicendo che anche le verità intellettive possono essere errate.
Infine analizza le verità scientifiche, cioè ottenute dalla scienza. In genere sono valide ma non assolute. Inoltre immaginiamo che esista un genio maligno ingannatore, un possibile principio primo, una divinità.